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La mia Libia. Diario di guerra 1941-1942

La mia libiadi Michele Miraglia

Pagine 114 / ISBN 978-88-99257-16-3 / Luglio 2016
Prefazione di Matteo Mazzoni. Ed. cartacea: 12,90 euro.

Guerra, violenza, morte, fame… Queste parole segnano il presente rimbalzando ogni istante sugli schermi dei televisori nelle nostre case, come sui display degli iPhone e degli iPad. Istantanee drammatiche che rischiano di perdersi nella loro inarrestabile successione, senza suscitare né attenzione né interrogativi, incrinando la nostra stessa essenza di uomini.

Conoscere il passato, le vicende delle precedenti generazioni che si sono trovate ad affrontare sfide e scelte e che hanno lottato e sofferto per sogni, ideali, interessi, può aiutarci a dare un significato nuovo alla contemporaneità che ci circonda; senza fornire illusorie soluzioni, consente di avere stimoli, suscitare emozioni, approfondire conoscenze per affrontare l’oggi con le sue complesse dinamiche.

Per questo è importante la scelta di pubblicare questo breve diario di guerra. Le pagine scritte da Michele Miraglia sulla sua esperienza bellica sul fronte africano nel corso del secondo conflitto mondiale ci permettono di guardare con una diversa profondità all’attualità, a partire dai tragici eventi che segnano il Mar Mediterraneo e le coste libiche. A fronte della concretezza della sua narrazione – sviluppata in un linguaggio asciutto e chiaro, privo di ogni retorica – la guerra ritrova il suo pregnante significato proprio nella concreta esperienza di un uomo che, sottratto alla famiglia e alla quotidianità, al lavoro e ai sogni della giovinezza, si trova a dover affrontare la durezza della vita militare e l’imprevedibile possibilità dell’incontro con la morte; prima in mare, quindi sulla linea del fronte o sotto i bombardamenti degli aerei nemici. E al tempo stesso, come ogni documento storico, queste pagine ci spingono a fare i conti con il nostro passato, con le strategie imperialiste e belliciste del regime fascista, nella consapevolezza che nessun popolo possa crescere nello sviluppo civile – prima ancora che materiale – senza un’adeguata assunzione delle responsabilità del proprio passato.

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