Firenze: debutto del “Cubo”, storia di exodus/nostos

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“Il cubo di Horus” è stato presentato giovedì 27 ottobre alla libreria Ibs-Il Libraccio in centro storico a Firenze. C’era l’autrice, la nonna giornalista Benedetta Gentile, che ha svolto la sua attività professionale per grandi testate, soprattutto economiche (il nipote tredicenne, invece, non è potuto essere presente). Il romanzo è stato una vera sorpresa per chi, nel pubblico, si aspettava un “semplice” fantasy.

Intanto, come ha magistralmente sottolineato il filosofo Sergio Givone, degna di nota è la struttura complessa che “dilata” e “restringe” il tempo: si tratta infatti del racconto di un racconto che contiene all’interno un altro racconto. Ovvero: il racconto infatti del confronto fra nonna e nipote da cui scaturisce la storia, il racconto dell’avventura dei due protagonisti, il racconto fondamentale nell’economia del romanzo di un personaggio, che da il La e il senso all’azione. In tutto ciò, lo scorrere temporale degli eventi si frantuma, si ricostruisce e diventa esso stesso elemento portante della narrazione.

La stessa modernità d’impianto, pur nella classica contrapposizione fra bene e male, risiede nel “termine” della storia. Infatti, ricorda Givone, il narrare spesso si basa su due movimenti fondamentali, l’exodus e il nostos, vale a dire l’uscita nel mondo, e il ritorno. Ebbene, in questo caso, se c’è ritorno, è molto particolare, vorremmo dire aperto… o addirittura non c’è. Sintomo e simbolo di un’avventura umana che non “ritorna” per narrarsi, ma si narra procedendo nell’exodus? Ma allora, come fa a narrarsi?

Per non togliere il piacere della scoperta al lettore, non procediamo oltre nel disvelamento del meccanismo narrativo e della trama. Un’ultima osservazione, rilevata dal direttore di Stamp Piero Meucci, giornalista di lungo corso, presente al tavolo, riguarda la scrittura. Una scrittura asciutta, da cronista, lineare anche quando si tratta di narrare eventi e fatti “meravigliosi”. Del resto, spiega Benedetta Gentile: “La storia era già stata pensata da Olmo, i personaggi erano già tutti lì. L’aggiunta “mia”, la scrittura, doveva rispettare la chiarezza e la coerenza del narrato”. Fantasy e giornalismo, insomma.

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