Bolognani e l’età perduta del bel software italico

Il lamento del software” dell’esperto romano Mario Bolognani (1940) è un pamphlet storico-sentimentale (quasi una biografia professionale, con passaggi saggistici), sulla golden age dell’informatica italiana. Un viaggio-memoir, appunto (collana Ars memoriae) nella storia della nostra epopea “bit”, e con l’aggiunta di alcune idee per il futuro e alla ricerca dell’Eldorado perduto. Per tornare a essere competitivi (anche o soprattutto grazie all’innovazione tecnologica) e non perdere, come purtroppo è successo in passato, altre preziose fermate del treno Italo, di cui l’informatica è un volano – un asset – importante).

“ll futuro è sotto i nostri occhi e riguarda il declino del lavoro manuale a favore del lavoro creativo nei diversi campi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma soprattutto nello sviluppo del software, motore insostituibile di tutte le tecnologie hardware esistenti. Dunque, il primo obiettivo è spostare il fuoco dell’attenzione di chi decide le sorti del Paese e dell’Europa dall’universo materiale a quello immateriale, cioè dalle tecnologie hardware alle tecnologie software.
Infatti, mentre le piattaforme hardware tendono a diventare commodity, è la tecnologia software il componente vitale e critico di ogni sistema reale, sia perché rappresenta la quota maggioritaria dei costi di progettazione, realizzazione e gestione dei sistemi complessi, sia perché l’industria del software, anche per ritardi e difficoltà nell’ingegneria del processo produttivo, è ad alta intensità di lavoro e di conoscenza e quindi rappresenta la principale opportunità di lavoro per le giovani generazioni dei Paesi sviluppati e anche dei Paesi in ritardo di sviluppo, ma con un sistema formativo evoluto”.

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