I viaggi di Coïsson, fisico vagabondo

Un diario di viaggio che rappresenta un’intera esistenza. Il libro del professor Roberto Coïsson è una scoperta continua, che ci conduce per mano sui sentieri dell’Occidente e dell’Estremo Oriente, passando per il Mediterraneo. Una vita vissuta “in movimento”, che ci consegna le immagini, gli aneddoti, le storie e le atmosfere di vari paesi, risvolti insospettati che affascinano e parlano di ciò che è il vero obiettivo di qualsiasi viaggiatore, ossia vedere e abbracciare il grande affresco dell’umanità tutta.
Il filo della narrazione, che corre sul dorso della memoria, è davvero una “raccolta” di appunti che corre su è giù rispetto al dato temporale (lo dilata, lo riprende, lo modifica), in ossequio ad alcuni grandi temi che costituiscono la struttura dell’opera, vale a dire la formazione, i consigli di viaggio, la vita professionale dell’autore. Un mix affascinante, che invoglia il lettore a mettersi in viaggio e in ascolto, in una sorta di ideale “consegna del testimone” per appurare, rivedere e, perché no, “tornare”. A dare ulteriore colore
e sapore al taccuino c’è un aggettivo, vagabondo, che parla non solo dell’irrequietudine erratica dell’autore, consona alla sua natura di outsider, ma anche della sua caratteristica ansia non solo di vedere, ma di sentire e darne compiuta testimonianza.
Un tratto molto aderente alla contemporaneità e che tuttavia affonda le radici in un archetipo umano, quello dell’apolide avventuroso, un po’ fuggitivo e un po’ esploratore ma sempre caro agli dèi. Insomma una sorta di Odisseo contemporaneo, in cui il viaggio è strumento “per seguir virtute e canoscenza”.

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